Lettera aperta a tutti i motociclisti, ritroviamo la passione



Dorna, una gestione con tante ombre

Sono mesi che penso di scrivere questo articolo, mesi in cui seguire le evoluzioni di una delle organizzazioni più potenti al mondo diventa davvero difficile, e a tratti, nell’incomprensibiltà di alcune scelte, pure amaro.

Ritroviamo la passione per la moto

Passione motociclistica, dov’è finita?

Oggi ho deciso di metter giù il mio personale pensiero. Cosa mi ha fatto scattare la molla? La morte dell’ennesimo giovane talento di cui questo sport ha costante bisogno. Mi sento di esprimere il mio pensiero perchè il quadro generale che i big boss della Dorna stanno dipingendo ormai da parecchi mesi mi risulta sempre più fosco, più inquinato, più finto, più lontano da quella cosa meravigliosa che dovrebbe essere l’unica linea guida in questo mondo, la passione.

Solo con la passione si fanno le cose bene. Se manca il sentimento (o se non è quello giusto) allora le cose si fanno buie, difficili, amare appunto. Guardando il quadro, cerco di mettere insieme i pezzi che lo compongono, calendari incerti e assurdamente provvisori, regolamenti fatti e disfatti ad hoc, monogomma e relative polemiche. A questo ora si aggiunge anche la totale mancanza di tatto verso un fatto tanto comprensibile quanto ignorato, la morte in pista. Quella di domenica a Misano di Emanuele Cassani è passata quasi inosservata…

Forse non è solo un problema di “istituzioni”. Certo Dorna e FMI non sembra stiano collaborando molto per cercare di sistemare le cose. Una pensa agli indici di ascolto, l’altra di fatto latita in un mutismo preoccupante. No, deve esserci dell’altro, forse c’è qualcosa che sta cambiando anche nei motociclisti stessi, mi riferisco a quelli professionisti che polemizzano sulle gomme, a quelli non professionisti che pensano solo a quante mappature ci sono nell’ultima naked da urlo, a quelli della domenica che non ti salutano più nemmeno se gli metti fuori un cartellone pubblicitario con il “nostro” vecchio gesto convenzionale.

Cosa succederebbe se le cose cambiassero? Si tornerebbe a seguire con passione le corse, tutte le corse, quelle dove è il pilota a fare la differenza e non il produttore di gomme o di centralina. Si tornerebbe ad apprezzare il valore di un campionato che non avrebbe più bisogno di regolamenti cuciti a hoc e invenzioni assurde per aumentare lo show. Se non contasse solo l’apparenza e ciò che fa status, si tornerebbe ad apprezzare anche le moto di una volta, quelle semplici, quelle su cui i nostri padri e nonni sono nati e che hanno creato questa passione, unica nel suo genere. Si apprezzerebbe perfino l’ultimo modello di BMW GS o di T-Max, non come l’ennesima moto status symbol da mostrare al bar o al semaforo, ma come un mezzo a due ruote capace di trasmettere passione, oltre che numeri di vendita e fatturato.

Ritroviamo la passione, tutti, piloti ufficiali, piloti amatori, vacanzieri domenicali, Dorna, FMI, spettatori. Senza di essa, andrà tutto a rotoli.

La passione per la moto, l'unica linea guida per questo sport

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