Wayne Rainey parla del suo incidente



Dopo 20 anni da quel fatidico giorno, il tre volte Campione del Mondo della 500 Wayne Rainey parla dell’incidente che lo ha costretto sulla sedia a rotelle.

 

Wayne Rainey parla del suo incidente a Misano

 

Quel giorno di vent’anni fa sul circuito di Misano Adriatico, la vita del 34enne Californiano cambiò per sempre. Stava guidando la gara, quando la sua Yamaha YZR500 a più di 280 Km/h: “Non accetterò mai come le cose sono andate a finire, ma mi sono fatto una ragione rispetto a ciò che perso, e questa è la parte più difficile. C’è stato un tempo in cui le gare mi mancavano molto, ma è la vita ciò che mi manca di più.

 

In quel frangente, Wayne non solo guidava la gara, ma stava anche andando verso il suo quarto titolo consencutivo nella classe 500. In 15 secondi però tutto è cambiato: “In un primo momento ho solo pensato ‘Dannazione, ho perso il mondiale’. Priprio in quella particolare curva, proprio in quel particolare giro, proprio in giorno, mi trovavo al massimo della piega e stavo per raddrizzare la moto e ridare gas. Quando sei a gas chiuso tutto il peso è sulla ruota anteriore e stavo correndo il rischio di perdere il davanti.

 

Quando Rainey riprese il mano il gas la ruota posteriore scivolò, generando un high side che sblazò il pilota in aria: “Mentre ero per aria pensai ‘Non provare a stare in piedi’. Quando ricaddi a terra, sentii come se avessi un buco enorme nel petto. Mi sono detto’ Non importa quanto sei ferito, se puoi stare in piedi vuol dire che sei ok.Poco prima che arrivassero i soccorsi, tutto ad un tratto, il dolore stava andando via. Ho pensato che stessi morendo, e questo mi ha spaventato molto.

 

Solo due settimane prima, Rainey era caduto a Donington Park durante le prove riportando una trauma cranico, frattura alle vertebre e la perdita di due unghie. Per timore di non essere considerato idoneo a gareggiare, il pilota non rivelò le lesioni più gravi: “Mi stavo giocando il campionato, se non avessi corso, tutti gli sforzi fatti fino ad allora sarebbero andati persi.

 

La paura è sempre stata per Wayne elemento di grande motivazione: “Non volevo farmi del male, ma volevo guidare più forte di chi stava cercando di battermi. Per questo ho dovuto guidare in un certo modo e, a quanto pare, non erano in molti a potermi stare davanti. Guidare una moto con tanti cavalli ed essere in grado di farle fare cose che avevi visto fare dai tuoi eroi, era per questo che la moto era stata fatta. Se la battaglia diventava più fisica, io diventavo più fisico, amavo anche quello. Non esisteva altro per me.

 

Ora la battaglia di Wayne è per la sua salute. All’inizio di quest’anno, ha dovuto andare più volte al pronto soccorso e sottoporsi a sei cicli di chemioterapia, terminati in maggio. La diagnosi era poliartrite nodosa e infiammazione delle arterie, che gli generavano dei fortissimi mal di testa: “La prima notte presi un’aspirina e non ci pensai più. Ma dopo tre notti di male molto forte, mia moglie Shae ha capito che doveva esserci qualcosa che non andava.

 

Rainey oggi sorride quando gli viene chiesto come si affronta la vita. “Devo convivere con il mio infortunio. Come tutti, ho giorni buoni e cattivi, ma bisogna riconoscere che cosa si può fare e cosa non si può fare. Nella mia carriera, mi sono vantato di aver fatto il possibile per essere forte, e il successo non sempre mi ha portato alle decisioni migliori. C’era sempre l’emozione di lottare per la vittoria, cercando di fare qualcosa sulla moto che i ragazzi contro cui stavo correndo non potevano fare.”

 

Rainey dice che è ora in grado di fare quasi tutto quello che faceva prima dell’incidente, solo in un modo un po’ diverso.

 

 

 

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